Tokyo a Capodanno
capire la Capitale, tra luminarie e riti di inizio anno
Full immersion a Tokyo — da Asakusa a Shibuya, dai templi di Nikko a TeamLab Borderless, con il nuovo anno che arriva tra le bancarelle sotto la Tokyo Tower
Il programma
giorno per giorno
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Si parte
Volo dall'Italia verso Tokyo. Il lungo viaggio fa parte del rito — qualcosa cambia quando si attraversano i fusi orari verso est. Arriveremo il giorno dopo, a mattina inoltrata.
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Benvenuti — si comincia da Senso-ji
Arrivo a Narita o Haneda e transfer diretto in hotel per lasciare le valigie. Il primo pomeriggio è dedicato ad Asakusa e alle zone limitrofe: il grande cancello Kaminarimon, la via Nakamise con le sue bancarelle di snack e souvenir, il tempio di Senso-ji — il più antico di Tokyo — già animato dai preparativi per il capodanno. È il quartiere in cui resteremo per tutta la durata del viaggio: vale la pena prendersi il tempo di conoscerlo bene fin dal primo giorno.
Asakusa a fine dicembre ha già le decorazioni di oshogatsu ai portoni e le prime bancarelle del nuovo anno. È il modo più naturale per entrare nel viaggio.
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Capodanno a Zojoji, sotto la Tokyo Tower
La mattina si dedica a Ginza: le vetrine più eleganti di Tokyo, con le luminarie di fine anno ancora accese lungo Chuo-dori, e i grandi magazzini storici. Si pranza tra le yatai (le bancarelle di street food) del mercato esterno di Tsukiji — non più quello all'ingrosso, trasferito a Toyosu, ma la strada ancora piena di banchi di pesce, coltelli artigianali e cibo di strada. Il pomeriggio è a scelta libera: c'è chi preferisce un giro ad Akihabara, tra insegne luminose e negozi di elettronica, e chi resta a Ginza o rientra in hotel per riposare prima della serata. In tarda serata, cena di gruppo in izakaya per salutare l'anno che finisce. Poi tutti insieme al tempio di Zojoji, ai piedi della Tokyo Tower: le bancarelle di capodanno, la campana del tempio che suona 108 volte — il joya no kane — e la torre stessa che, allo scoccare della mezzanotte, accende il proprio conto alla rovescia luminoso. Antico e contemporaneo, nello stesso istante. Tra le bancarelle si trovano anche le prime statuine e amuleti dedicati al nuovo animale dello zodiaco: il 2027 sarà l'anno della Pecora (hitsuji) — un piccolo souvenir beneaugurante, comprato proprio nell'istante in cui il suo anno comincia.
Passare la mezzanotte a Zojoji significa avere insieme il rito più sentito dell'anno giapponese e una delle scenografie più moderne di Tokyo — la campana del tempio e il conto alla rovescia della torre, un istante dopo l'altro.
il tempio e la torre, sotto lo stesso cielo
Zojoji è uno dei templi buddisti più importanti di Tokyo — per quasi tre secoli è stato il tempio di famiglia dello shogunato Tokugawa, e nel suo cimitero riposano sei degli shogun. Ma la ragione per cui lo scegliamo per il capodanno è un’altra: la sua porta principale, il San-mon del 1622, si apre proprio ai piedi della Tokyo Tower — la torre di 333 metri che dal 1958 è il simbolo verticale della città. Non c’è quasi nessun altro punto a Tokyo dove il sacro e lo skyline convivano così da vicino.
La notte del 31 dicembre il piazzale si riempie di bancarelle di street food e il tempio prepara il rito più importante dell’anno: il joya no kane, i 108 rintocchi della grande campana che, secondo la tradizione buddista, corrispondono ai 108 desideri terreni che affliggono l’essere umano. Ogni rintocco ne scaccia uno. L’ultimo suona esattamente a mezzanotte. Restiamo lì, nella folla silenziosa e composta, con la Tokyo Tower illuminata sopra di noi, ad ascoltare l’anno che cambia.
Gen 2027
Il primo giorno dell'anno — luminarie e arte digitale
Mattina libera: il 1° gennaio Tokyo è sospesa, i negozi chiusi, le strade quasi vuote — il momento migliore per riprendersi dalla lunga notte, per una passeggiata lenta o per godersi ancora un po' l'atmosfera di Asakusa. Nel pomeriggio ci spostiamo verso Roppongi Hills, dove il celebre viale di Keyakizaka si illumina ogni inverno di luci blu, e verso il nuovissimo distretto di Azabudai Hills, con l'architettura di Heatherwick Studio e viste sulla città dall'alto. In serata, l'appuntamento più atteso: TeamLab Borderless, lo spazio di arte digitale immersiva dove le installazioni si muovono tra le stanze senza confini visibili — fiori che nascono sotto i piedi, sfere di luce sospese, acqua che scorre sulle pareti.
Il teamLab è una delle attrazioni più visitate in Giappone e farne parte è un passo nel futuro e un bel modo di cominciare l'anno nuovo
un mondo senza confini e senza pavimento
TeamLab è un collettivo di artisti, programmatori e ingegneri fondato a Tokyo nel 2001, con un’idea di fondo semplice e radicale: che i confini tra le opere, tra le stanze, tra chi guarda e l’opera stessa siano arbitrari. Borderless è la loro installazione permanente più ambiziosa — decine di ambienti che comunicano tra loro senza porte visibili, dove le proiezioni si spostano da una stanza all’altra seguendo i visitatori. Fiori digitali nascono sotto i piedi di chi cammina, sfere di luce sospese reagiscono al tocco, l’acqua scorre su superfici verticali come se la gravità fosse un’opinione.
Non è un museo da percorrere in fila: è uno spazio da abitare, in cui perdersi letteralmente — le stesse stanze, viste due volte, non sono mai identiche. Entriamo la sera del 1° gennaio, dopo Roppongi Hills e Azabudai Hills: il buio fuori rende ogni installazione più intensa.
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Il giorno più "instagrammabile" di Tokyo
Si comincia da Meiji Jingu, il santuario immerso nella foresta nel cuore della città — uno dei posti migliori per vivere l'hatsumode con le famiglie giapponesi in kimono da festa. Si continua verso Harajuku, con Takeshita-dori e la sua energia da mercato pop, poi Omotesando, il viale dell'architettura e delle boutique di lusso, e Cat Street, più giovane e meno patinata. Si chiude sul celebre incrocio di Shibuya — il più attraversato al mondo. Il pomeriggio è libero per lo shopping: è anche il giorno dell'hatsu-uri, le prime vendite dell'anno, quando i grandi magazzini mettono in vendita le fukubukuro — le "buste della fortuna" sigillate, con un contenuto a sorpresa che vale sempre più del prezzo pagato. Chi vuole, può prolungare la serata con un giro a Shinjuku: il gigantesco gatto tridimensionale che occhieggia dai maxischermi della zona est, la testa di Godzilla che spunta sopra i palazzi di Kabukicho, e le viuzze strette di Golden Gai e Omoide Yokocho, piene di localini da pochi posti a sedere.
Sono tutti quartieri contigui, si cammina da uno all'altro senza bisogno di mezzi, ed è uno dei modi più naturali per iniziare a capire come si incastrano i quartieri di Tokyo — una delle giornate più dense e più belle del viaggio.
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Nikko — il sacro nella foresta
Giornata intera dedicata a Nikko, a circa due ore di treno da Tokyo. Il complesso di Tōshō-gū, Futarasan-jinja e Rinnō-ji è uno dei siti UNESCO più scenografici del Giappone: lacca rossa, dorature, cedri secolari alti trenta metri. Qui si trova anche la scultura originale delle tre scimmiette — "non vedere, non sentire, non dire" — diventata simbolo universale. A inizio gennaio c'è pochissima folla, uno dei rari momenti in cui questi luoghi si possono vivere quasi in silenzio. Nel tardo pomeriggio si rientra in treno a Tokyo.
Nikko d'inverno, con la neve sui tetti dei santuari e i cedri innevati, è uno dei paesaggi più belli di tutto il viaggio.
Nikko
dove riposa lo shogun che unificò il Giappone
Nel 1616 muore Tokugawa Ieyasu, lo shogun che aveva finalmente unificato il Giappone dopo decenni di guerra civile. Deificato l’anno dopo come Tōshō Daigongen, i suoi resti vengono trasferiti a Nikko, dove il nipote Iemitsu trasforma il mausoleo nel complesso più sontuoso mai costruito in Giappone: il Tōshō-gū, un tripudio di lacca, dorature e cedri secolari — l’esatto opposto dell’estetica minimale a cui di solito si associa il Giappone.
Qui si trova anche la scultura più famosa del paese, le tre scimmiette Mizaru, Kikazaru e Iwazaru, accanto a Futarasan-jinja e Rinnō-ji, che completano il patrimonio UNESCO del sito.


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Il museo, il parco, e una scelta per la sera
Mattina al Tokyo National Museum, il più grande e antico museo del Giappone, con la collezione più importante al mondo di arte giapponese: spade di samurai, ceramiche, rotoli dipinti, kimono storici. Il museo si affaccia sul parco di Ueno, quieto e spoglio ma bellissimo nella sua luce invernale. Il pomeriggio è libero, e la serata offre due strade diverse: restare a Tokyo per un'altra passeggiata tra le luminarie ancora accese in città, oppure prendere il treno per Yokohama e passare qualche ora a Minato Mirai, il quartiere sul mare con la sua celebre ruota panoramica illuminata e lo skyline che si riflette sulla baia.
Yokohama è a meno di trenta minuti da Tokyo: un cambio di scena rapido per chi vuole vedere le luci di inizio anno affacciate sull'acqua invece che tra i grattacieli.
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L'ultimo giorno — a modo tuo
Giornata interamente libera, con tre proposte facoltative in base a cosa cerchi: Shimokitazawa, il quartiere dei vinili e del vintage, lento e alternativo; Shibamata, un angolo di Tokyo popolare e all'antica, reso famoso dai film di Tora-san; oppure Yanesen — Yanaka, Sendagi e Nezu, la Tokyo di case di legno e templi nascosti sopravvissuta ai bombardamenti e al boom economico. In serata, cena di gruppo finale: shabu shabu all you can eat, l'ultima occasione per stare tutti insieme prima del rientro.
Dopo una settimana densa, un giorno a scelta libera lascia spazio a chi vuole tornare in un posto già visto e a chi vuole scoprire qualcosa di nuovo.
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Si rientra — con qualcosa in più
Transfer in aeroporto e volo di rientro. C'è sempre un momento, all'imbarco, in cui si capisce che qualcosa è cambiato. Una settimana nello stesso quartiere di Tokyo basta per farlo succedere.



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